mercoledì 3 giugno 2015

Kenya e Madagascar



VIAGGIO MISSIONARIO IN MADAGASCAR E KENYA

21 luglio/4 agosto 2003


CRONACA DI UN PELLEGRINAGGIO
(a cura di mons. Mario Salerno)

Autentico pellegrinaggio, e quasi una via crucis, è stato il faticoso viaggio missionario in Madagascar e Kenya, dal 21 luglio al 4 agosto 2003, per visitare le tre missioni delle Ancelle della Visitazione. Si riporta questo diario di bordo per dovere di cronaca ma soprattutto per rendere gloria a Dio, la cui mano provvidente ha guidato i nostri passi, e per dire grazie a Santa Maria della Visitazione che ci ha accompagnati con il suo tenero sguardo di Madre.
21 luglio ore 3,30: partenza da Roma Fiumicino, scalo ad Addis Abeba, scalo a Nairobi, arrivo nella capitale malgascia di Tananarive alle ore 20,30 e dopo un’ora alla missione di Mahitsi, dove ci accolgono Suor Patrizia e Suor Cyprienne con le quattro novizie e le venti ragazze postulanti.
22 luglio: partenza per l’isola di Nosy Be.
23 luglio: alle ore 5 del mattino partiamo per la Missione di Maromandia, nord del Madagascar, dove arriviamo alle ore 13,00. Otto ore di viaggio per coprire 120 Km! Ma tutto è ripagato dal gioioso e sereno incontro con la comunità delle aspiranti e postulanti. Ripartiamo alle ore 15,30 per fare ritorno a Nosy Be, intorno a mezzanotte.
24 luglio: da Nosy Be, dopo aver celebrato la Santa Messa nella cappella fatta costruire in onore di Suor Maria Grazia e dopo aver visitato la sua tomba al cimitero, nel tardo pomeriggio si ritorna a Mahitsi.
25 luglio: in mattinata, le Suore distribuiscono il riso alle famiglie più povere che sono state censite e che vengono assistite; nel pomeriggio si va a Tananarive per incontrare il Cardinale; di ritorno in una concessionaria si acquista il Fuoristrada per la missione.
Domenica 27 luglio ore 9,00: nella Chiesa parrocchiale di Mahitsi solenne concelebrazione eucaristica, nella quale vi è la prima professione di Suor Paulette, l’ingresso in noviziato di 15 ragazze e la promessa dei Custodi della Visitazione. Segue pranzo accuratamente preparato dalle suore e dalle giovani.
28 luglio: partenza per Nairobi dove si sosta la sera.
29 luglio: partenza per la Missione di Ol Moran, verso il nord/ovest del Kenya. Lungo il percorso sostiamo al Centro pastorale di S. Patrick e S. Martin, tenuti dalla Diocesi di Padova; incontriamo S.E. Mons. Luigi Pagliaro, sacerdote padovano eletto da poco a Vescovo di Nyaururu; siamo ospiti delle Suore Dimesse presso il centro di spiritualità di Tabor Hill; nel tardo nel pomeriggio, lungo un accidentato percorso, arriviamo ad Ol Moran, accolti dalle Suore e da Padre Giovanni che, sacerdote veneziano in fidei donum,  da diversi anni svolge qui il suo servizio missionario.
30 luglio: ospiti della scrittrice Kuki Gallmann (“Sognando l’Africa”), si visita la sua immensa e discussa tenuta; nel tardo pomeriggio si concelebra l’Eucaristia nel centro pastorale della missione con i diversi giovani volontari provenienti, per un’esperienza missionaria, dalle diocesi di Padova e Venezia.
31 luglio: si va a Nyaururu, per l’incontro con Padre Gabriele che ci fa visitare, tra l’altro, la baraccopoli di Maina dove, nella sua missione, si ospitano ragazzi e ragazze strappate dalla strada, dalla prostituzione e dalla droga.
1 agosto: ci addentriamo nella foresta per incontrare la comunità di due tribù, da poco riconciliate; l’incontro avviene nella scuola, che sono quattro mura di fango e pietre a cielo aperto con il tappeto di terra che serve ai bambini per imparare a scrivere! Tanti bambini, tanta gente in costume proprio e la bella espressione di una donna locale rivolta alla Madre: “Vi ringraziamo perché dalla foresta ci avete riportato alla luce”. Nel pomeriggio, visitiamo la falegnameria e il laboratorio artigianale di maglieria e tessuti vari, tutto opera dell’attività missionaria di padre Giovanni.
2 agosto: visitiamo il villaggio di Ol Moran, poi ci addentriamo nuovamente nella foresta per visitare il villaggio di una tribù locale (Samburu) e si tocca con mano la tribalità e le condizioni sub umane di vita.
Domenica 3 agosto: ore 9,00 - Santa Messa a Magadi, in una delle tante cappelle disseminate sul territorio; ore 10,30 – Santa Messa nel centro pastorale della missione, a cui segue festa con danze e canti delle comunità locali. Nel pomeriggio si riparte per Nyaururu, incontriamo nuovamente il Vescovo; sostiamo la notte nel centro di Tabor Hill.
Lunedì 4 agosto: si parte per Nairobi, da dove nel pomeriggio ci si imbarca per Addisa Abeba e da qui, nel cuore della notte, si fa ritorno a Roma Fiumicino dove atterriamo alle ore 6,00 del 5 agosto.
Deo  gratias per quanto visto, toccato, vissuto nel nome di Santa Maria della Visitazione.



UNA RIFLESSIONE 

“La notte è buia e io sono lontano da casa; ma non pretendo di vedere l’orizzonte: un passo alla volta mi basta. Al prossimo passo”. Così concludevo le mie riflessioni dopo aver visitato, per la prima volta, la missione di Mahitsi in Madagascar nel giugno dello scorso anno. Ora, un altro passo è stato fatto. Con Madre Vincenza Minet, che ringrazio per avermi consentito di accompagnarla in questa esperienza di Visitazione, abbiamo incontrato le comunità missionarie di Mahitsi e Maromandia (Madagascar) e di Ol Moran (Kenya).
“A te la gloria, Signore, a noi la vergogna sul volto”: sono queste parole del Salmista che hanno tracciato da subito questa nuova esperienza missionaria. La gloria a Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, la vergogna sul nostro volto per aver deturpato la Sua creatura, il frutto del Suo immenso Amore e della Sua infinita tenerezza. Mi tornano in mente anche le parole di Francesco d’Assisi: ”Il servo di Dio, dunque, simile ad una tavoletta dipinta, nulla deve riferire a se stesso; l’onore e la gloria vanno rese a Dio solo, mentre a se stesso egli attribuirà vergogna e dispiacere”. Il poverello di Assisi parlava indubbiamente dell’umiltà e si riferiva alla nullità dell’essere umano di fronte alla immensità dell’Assoluto, ma penso che questo ricordo non sia del tutto fuori posto, nel delineare l’esperienza missionaria vissuta.
È stato un passo difficile. È stato duro questo viaggio missionario: durezza della fatica per raggiungere le missioni attraverso percorsi accidentati, voragini e foreste; durezza di quanto abbiamo visto e toccato in questo pellegrinaggio sulle frontiere della miseria umana. E sono state proprio le parole dell’apostolo Giovanni che mi hanno riempito mente e cuore dopo aver visitato i villaggi malgasci e kenioti: “Colui che noi abbiamo sentito, Colui che abbiamo veduto con i nostri occhi, Colui che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita, lo annunziamo a voi, affinché anche voi abbiate comunione con noi. La nostra comunione è con il Padre e con il suo Figlio Gesù Cristo. E noi scriviamo queste cose affinché la nostra gioia sia piena” (1Gv 1,1-4).
Sì, abbiamo toccato il Verbo della Vita in quella umanità misera e sofferente, abbiamo toccato e carezzato il Verbo della Vita nei volti di quei bimbi mangiati dalle mosche, eppur sorridenti e ansiosi di giocare con te, di toccarti, di farsi prendere in braccio. Eri Tu, mio Signore crocifisso. Ed è Te che vogliamo annunciare a questo mondo abbrutito dall’opulenza e dall’indifferenza che uccide più della spada. È Te, mio Gesù, che vogliamo annunciare, parlando delle miserie umane, originate e strutturate dal peccato che, come il cancro, è invasivo nell’animo umano.
È il tuo essere Verbo della Vita che vogliamo comunicare affinché la gioia della Tua presenza possa essere partecipata ad ogni uomo, perché il fuoco della Tua Parola accenda i roghi delle nostre superbie e dei nostri egoismi, perché ogni uomo possa essere ammesso alla tavola universale dell’amore, per spezzare insieme il pane fragrante dell'ospitalità, il pane profumato dell'accoglienza, il pane saporito della solidarietà, il pane croccante della gioia.
Deo gratias e al prossimo passo.



VISITA MISSIONARIA IN KENYA E MADAGASCAR
5-22 LUGLIO 2004

Dal “Magnificat” n. 4/2004

“Ho osservato la miseria del mio popolo, ho udito il suo grido, conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo” (Es 3,7-8).

Quanto è bello e grande questo Dio che tiene lo sguardo sulle miserie dell’umanità e ascolta il suo grido di dolore! Quanto è bello sentirsi guardati da un Amore che non ha confini e da una Misericordia che è eterna!
Il Dio dell’Esodo non si è stancato e ancora oggi tiene orecchie e occhi aperti, a differenza degli idoli costruiti da mani di uomo che “hanno bocca e non parlano, ha occhi e non vedono, hanno orecchi e non ascoltano”.
Il Dio dell’Esodo, invece, scende dal suo trono e s’incarna, si fa uomo in Gesù di Nazareth per liberare il suo popolo: è un Dio che ama. Sì, questo Dio di Gesù Cristo scende, si abbassa, si spoglia della sua divinità, assume la condizione di servo e si cinge del grembiule per lavare i piedi di questa umanità sofferente.

Ho visto incarnata e prolungata questa discesa di Dio
nella immensa savana di OL MORAN (Kenya):

·         Nelle mani di chi si china su quel vecchietto per lavarlo e pulirlo, nella sua dimora di fango.
·         Nella carezza ai tanti bambini e ragazzi di Luniek, nella cui cappella di fango ha presieduto l’eucaristia il Cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, in visita alla missione.
·         Nella dolce visita alla giovane donna malata di AIDS che giaceva sul suo pagliericcio
·         Nell’affettuoso abbraccio di quella bambina strappata alla morte per fame.
·         Nell’incontro con la tribù dei Samburu a Goisousou, dove si è celebrato sotto l’albero che hanno eretto a loro cattedrale.
·         Nel festoso incontro con la comunità Kikouiou di Kabati, che ci ha accolti con tanta gioia.

E ho visto che Dio continua a scendere
nella missione di MAHITSI (Madagascar):

¨       Nei cento bambini, tra i più poveri, che ogni giorno ricevono un pasto amorevolmente preparato nella mensa Magnificat.
¨       Nelle tante persone che ogni giorno vengono visitate al dispensaire Magnificat, l’ambulatorio medico pienamente funzionale.
¨       Nell’accompagnamento formativo dei giovani seminaristi “Apostoli della Visitazione” e delle tante giovani postulanti e novizie.
¨       Nell’accoglienza dei primi tre bambini affidati e accolti dalle suore: Marcellina, Valery e Nestor sono la gioia di questa bella comunità e per tale servizio si costruirà una nuova missione.

Ho visto questo Dio di Gesù Cristo prolungare la sua discesa e la sua visita nei tanti gesti di servizio umile e di carità sincera, che quotidianamente rivelano tutta la Sua tenerezza paterna e materna. Grazie, Signore, per questi giorni di grazia. Continua, o Dio, ad ascoltare il grido di dolore che sale da tante zone umane crocifisse di questa terra, continua a volgere il tuo sguardo di misericordia e di tenerezza sulle miserie di questa povera umanità e suscita nuove energie per prolungare, oggi, il miracolo della moltiplicazione del pane della carità.



VISITA MISSIONARIA IN MADAGASCAR
                12-19 LUGLIO 2006

“Visitare e vedere: sono la costante dell’azione storico/salvifica di Dio nel popolo di Israele e, più in generale, nella vita degli uomini di tutti i tempi e di tutti i mondi. Tale dovrebbe essere anche la costante della vita cristiana: avere il coraggio di aprire gli occhi sulle miserie umane, di ascoltare il grido di sofferenza che proviene alto da tante zone umane crocifisse di questa terra, di visitare l’uomo prostrato e umiliato nella sua dignità, di fermarsi sulle infinite strade che da Gerusalemme portano a Gerico”.
È quanto ho scritto precedentemente sul Mistero della Visitazione. Ebbene lungo queste strade vi è MAHITSI, nel cuore del Madagascar, che insieme con Madre Vincenza abbiamo potuto nuovamente visitare, in questo ultimo viaggio, faticoso e gioioso insieme. E abbiamo visto come si svolge il servizio di accoglienza dei bambini (undici piccoli affidati alle Suore), il servizio di mensa quotidiana nel periodo scolastico per 150 ragazzi, di cui 70 adottati dalle famiglie acernesi, il servizio di ambulatorio medico per i più poveri e il fuoristrada che è diventato un mezzo indispensabile per le visite pastorali nei più lontani villaggi. I lavori della nuova casa che si sta costruendo a Tananarive procedono abbastanza bene, nei prossimi mesi essa verrà ultimata e parte dell’ampio e poliedrico servizio missionario si sposterà in questa nuova casa.
Abbiamo quindi visto quanto bene viene fatto attraverso il quotidiano impegno delle suore Ancelle, sostenuto dalla generosità di tanta gente. Ma abbiamo visto anche altro: a mezz’ora di macchina da Mahitsi c’è un villaggio con tanti bambini, senza scuola, senza chiesa, senza attività di accoglienza. Qui a MAROVOTRY le suore hanno cominciato a portare un po’ di riso e di conforto ma vogliamo dare di più: costruire una cappella, una scuola, avviare un servizio pastorale e garantire a questi bambini un qualcosa di più sul piano alimentare ed igienico.
Ecco la nuova frontiera: l’adozione comunitaria di questo villaggio, piantando una nuova bandiera di carità. certo, ce ne sono tanti di questi villaggi lungo la grande isola del Madagascar ma noi non abbiamo la pretesa di essere i salvatori del mondo, non ne abbiamo né la capacità né la possibilità. D’altro canto la Parola di Dio ci illumina: “Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze”. Vogliamo solo aggiungere una goccia di amore e di speranza lungo le strade del servizio, visitando e vedendo, accarezzando ed accogliendo, seminando gioia e consolazione.
“Gesù vedendo le folle si commosse perché erano come pecore senza pastore. E si mise ad insegnare loro molte cose”. Signore, continua a farci commuovere, a non vergognarci delle lacrime che rigano il volto quando si tocca tanta miseria, continua a scuoterci e a rimuovere le aridità del nostro cuore. Gesù, continua a commuoverti per questa nostra povera umanità, bisognosa di Pane, bisognosa di Parola, bisognosa di Te.
 





Madagascar 2002



Missione di MAHITSI in Madagascar - Giugno 2002
CRONACA DI UN’ESPERIENZA

Questo racconto dell’esperienza vissuta nella missione di Mahitsi non può non aprirsi con un sincero ed affettuoso grazie a Madre Vincenza, fondatrice e generale delle Ancelle della Visitazione, che mi ha consentito di accompagnarla nella visita in terra malgascia, dove siamo arrivati nel pomeriggio di martedì 4 giugno e dove abbiamo trovato tanto calore ed accoglienza da parte della comunità guidata da Suor Patrizia e Suor Ciprienne. E’ una comunità giovane, serena, in crescita, che dopo aver sperimentato la carenza dei servizi più elementari, si ritrova in una casa nuova che sarà il punto di riferimento formativo e sociale della missione. Parlare di casa in occidente significa pensare alle nostre abitazioni dotate di ogni comfort; da quelle parti, in quella parte di mondo non è così in quanto si tratta comunque di una struttura ‘povera’, dove l’acqua è tirata da due pozzi costruiti nel giardino, dove si cucina sul carbone, dove i rifiuti vanno a dispersione nel terreno, dove spesso va via l’energia elettrica, e dove di certo non si dorme su reti e materassi ortopedici con lato estivo e lato invernale. Ma, rispetto a dove stavano prima e rispetto ai tuguri malgasci, è una casa.
Il cuore di questo nuovo centro è la cappellina, dove quasi tutti i giorni abbiamo celebrato la divina Eucaristia, l’unico Signore che ci rende figli dello stesso Padre e quindi fratelli con tutti. Forse l’unico momento dove le diversità si ricompongono… ma le ingiustizie permangono, insopportabili solo a vedersi, ad osservare mentre si ingoiano i bocconi amari di una storia fatta da un’Europa cosiddetta cristiana che ha avuto l’abilità di spaccare quanto Dio aveva creato: un unico mondo, un’unica terra, una sola umanità.
Mahitsi è una località che dista circa 40 Km dalla capitale ed è attraversata dall’unica strada asfaltata dell’intero paese; fa parte della Diocesi di Tana (nome abbreviato della capitale) che su due milioni di abitanti conta 700.000 cristiani cattolici e circa 150 sacerdoti. Il nucleo cittadino di Mahitsi è di circa 7.000 abitanti, dei quali 1.500 sono cristiani cattolici mentre l’intero distretto conta circa 30.000 abitanti con un 25% di cristiani cattolici e 27 chiese dislocate su tutto il territorio, dove  due sacerdoti malgasci, accompagnati dalle suore, si recano la domenica in un tour continuo per l’intero anno, per cui in queste comunità si celebra la Messa tre o quattro volte nel corso dell’anno. Le comunità sono guidate nei diversi momenti della vita pastorale da un responsabile catechista, mantenuto dalle stesse comunità così come i sacerdoti e tutte le attività pastorali sono sovvenzionate da tutti i cristiani. Abbiamo più volte attraversato la cittadina che si estende lungo la strada asfaltata tra fogna a cielo aperto e polvere che si mescola a frutta, pane e carni esposti per la vendita su misero tavolame o semplicemente per terra e una continua, ininterrotta processione di ‘miserabili’ con tanti bambini laceri e a piedi nudi. All’interno di Mahitsi, come della capitale e come in tutti i villaggi, lo scenario è sempre lo stesso, appiattito nella miseria. Qui si va alla ricerca di un pezzo di pane, dalle nostre parti alla ricerca spasmodica e nevrotica del superfluo, dell’inutile, di un ‘di più’ ricercato con arroganza, con sotterfugi, con ossessione e cattiveria. Certo, bene e male sono dappertutto, nord e sud del mondo sono presenti ovunque. Ma la sproporzione è abissale tra il nord e il sud dell’occidente e tra il nord e il sud di questo mondo lasciato marcire nel sottosviluppo.


 
6 giugno: la giornata cruciale con l’inaugurazione della casa delle suore.
Dalle 10,30 alle 13,30 la celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale di Tana, nella chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna Assunta. Splendida celebrazione malgascia con danze e canti locali che, per un momento, ci hanno fatto toccare il cielo. Si respira la preghiera, l’adorazione, la gioia. Tre ore di celebrazione. Dalle nostre parti è un sogno, da noi si guarda l’orologio. Lì il tempo si ferma: c’è Dio da adorare, c’è il Signore Gesù da lodare, c’è lo Spirito da invocare. E il tempo non conta, perché conta solo Lui, almeno in questo momento celebrativo. Cantano tutti, pregano tutti, danzano tutti, piccoli e grandi. E tutti, anche i bambini, fanno la loro offerta per il mantenimento dei sacerdoti, del catechista, della chiesa e delle attività pastorali. Tutto è sostenuto da tutti, anche il più misero porta la sua ‘misera’ offerta. Tutto bello ma due momenti hanno suscitato particolare attenzione e commozione: l’intronizzazione della Parola di Dio tra le danze dal fondo della chiesa e davanti all’altare, dove la Parola viene portata e accolta con lancio di fiori; il saluto di pace, quando tutti, dal Cardinale presidente all’ultimo fedele in fondo alla chiesa, ci si tiene per mano, dondolando in catena umana sulle note di un canto di pace. Al termine della celebrazione eucaristica il Cardinale Armand ha benedetto la nuova casa, partecipando poi con un centinaio di persone al pranzo, affettuosamente e accuratamente preparato dalle Suore.


Nei giorni successivi:
¨      Abbiamo visitato la scuola cattolica, con circa settecento alunni dalle materne di tre anni alle medie e superiori. Anche qui un disastro, per il fatiscente edificio, per le misere attrezzature scolastiche e per la non igiene, anche la più elementare.
¨      Abbiamo incontrato, nella casa, un gruppo di cinquanta giovani a rappresentare tutti i gruppi giovanili della parrocchia per un momento di festa, di convivialità e di ringraziamento, chiedendoci un aiuto per la loro formazione spirituale. Sì, chiedono il pane dello spirito! Un bel momento, gioioso e speranzoso.
¨      La domenica 9 giugno abbiamo visitato il monastero dei benedettini, in alta montagna, dove si è celebrata, con loro, la divina eucaristia.
¨      Si è andati a visionare il terreno che si intende acquistare per una nuova casa di accoglienza e di formazione.
¨      Abbiamo visitato la capitale Antananarivo, dove è un formicolare di persone in assoluto degrado e in condizioni subumane.
¨      Abbiamo incontrato alcuni giovani che hanno espresso il desiderio vocazionale nell’apostolato della Visitazione.
¨      Il tutto è stato sempre suggellato dalla preghiera e dalla celebrazione eucaristica nella cappellina delle suore che è il cuore, il centro e il fulcro di ogni missione.

“Quando Barnaba giunse e vide l'effetto della grazia di Dio, si rallegrò, ed esortava tutti a rimanere con animo fermo fedeli al Signore” (Atti 11,23): sono le parole bibliche con cui ci siamo accomiatati dalla comunità di Mahitsi. Un cuore rallegrato dalla grazia di Dio per la casa inaugurata e per una comunità religiosa unita, serena, che sta diventando punto di riferimento spirituale e sociale per la cittadina malgascia. Siamo ripartiti con la gioia di aver vissuto un’esperienza di sincera comunione ma anche con una tristezza dentro, per tanta miseria umana che grida vendetta al cospetto di Dio e per tanto bisogno di presenza formativa ed apostolica. Ma un passo alla volta sulla via del bene allevierà le pene del cuore e le sofferenze di qualcuno.
Deo gratias.


UNA RIFLESSIONE

Mai avrei potuto immaginare quello che si è visto. Eppure non si era nuovi ad esperienze di povertà. Ma il Madagascar non è una terra povera. E’ una terra misera e vi è grande differenza tra povertà e miseria, tra un qualcosa ed il nulla, tra l’essere e il non essere. Avevamo sentore di qualcosa, anche attraverso un filmato su Mahitsi, ma la realtà è oltre, molto oltre il filmato o una qualsiasi iperbolica immaginazione.
Ho visto, mio Dio, il non essere! La Tua creatura, la Tua immagine ridotta a nullità! Qui non ci sono sacche di povertà in un mare di abbondanza, qui è tutto il contrario. Qui c’è un mare di miseria e qualche sacca di ricchezza corrotta e pilotata. Insomma, una catastrofe umana, non naturale ma indotta, pianificata, istituzionalizzata.
Una miseria strutturale, prodotta come sistema, mantenuta tale, a vantaggio di pochi qui, a vantaggio di tanti in occidente e nel Nord del mondo. Sì, perché il mondo è diviso, spaccato: il nostro occidente ‘abbuffino’ che accumula, manipola, mai satollo, anzi insaziabilmente rapace che tutto saccheggia e l’altro, sì proprio un altro mondo, un’altra storia, vista in qualche documentario, visto ma non vissuto e ciò che si vive è molto, molto di più di ciò che si vede in sporadici fotogrammi.
D’altro canto, come si fa a raccontare la miseria! a rendere visibile e vivibile una umanità ridotta strutturalmente, nell’anima e nel corpo, a nullità, a massa uniforme di sporcizia e di fame, dove anche la dignità è stata saccheggiata. Sì, è il cosiddetto mondo del sottosviluppo, voluto e mantenuto tale. “Guardare il mondo con gli occhi dei poveri”: è una espressione ricorrente nella teologia occidentale. Ma è un’espressione! Provando a mettersi in questa ottica, non dall’occidente ma qui, viene rabbia.
Profondo disagio e tanta rabbia hanno provocato le giornate trascorse a Mahitsi, pochi chilometri dalla capitale Antananarivo ma dalla quale non si discosta molto perché lì, in quella ‘terra rossa’, tutto è uguale, tutto è appiattito nella miseria. Il disagio di appartenere al mondo dell’opulenza e la rabbia che scaturisce terribilmente spontanea se tenti di metterti per un attimo dall’altra parte e ti chiedi: dove sono i duemila anni di cristianesimo? Dove sono “i cieli nuovi e la terra nuova” inaugurati da quel Verbo che si è fatto carne e che si è lasciato inchiodare su una croce? Dov’è il Cristo annunciato e predicato, in questo stridente contrasto? vergognosamente e colpevolmente stridente questo contrasto!
“Ti guardo, crocifisso mio Signore e in Te vedo il volto dei miseri di questa terra e di questo mondo. Perdonami se non riesco a vedere in Te, ora, il volto del cosiddetto mondo cristiano abbrutito dall’opulenza che nasconde il Tuo volto”.
Mi viene in mente un recente libro dal titolo “La fede in Gesù Cristo. Saggio a partire dalle vittime”, dove l’autore (J. Sobrino) recupera nell’idea di ‘vittime’ la provocazione racchiusa in precedenza nel termine ‘poveri’ per cui la salvezza o è per le vittime o non è salvezza. La fede in Gesù, come fiducia in una realtà assoluta portatrice di senso, comporta tuttavia una presa di posizione nei confronti della realtà: un’apertura al mistero non manipolabile della vita concreta, con il suo carico di disillusioni e di crudeltà, nell’umiltà che nasce dal fatto che Dio non è ancora tutto in tutto. In terra malgascia, è un intero popolo caricato di crudeltà, miseramente sottoposto, come tutto il continente africano e l’intero Sud del mondo, a un perenne genocidio economico che spoglia l’uomo di tutto, anche della sua inviolabile dignità.
E la globalizzazione? Fa parte del vocabolario dei ‘grandi’. Ma Dio guarda i piccoli e la nostra vita dovrebbe essere un prolungamento di questo sguardo d’amore per chinarsi sulle miserie umane e indossare il grembiule della lavanda dei piedi, nella inquieta e, allo stesso tempo, serena consapevolezza che “la notte è buia e io sono lontano da casa; ma non pretendo di vedere l’orizzonte: un passo alla volta mi basta”. Al prossimo passo.

martedì 2 giugno 2015

Progetto Madagascar 2015

"Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, istruzione, sanità. E’ importante capire bene questo. Rimaniamo sempre molto commossi quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane!" (papa Francesco)





lunedì 1 giugno 2015

31 maggio 2015

CENACOLO FAMILIARE a conclusione del mese mariano. 
Insieme con Maria, che visita le nostre famiglie, glorifichiamo la Santissima Trinità, origine, grembo e patria dell'amore. Dalla Santissima Trinità tutto ha origine e verso di essa tutto si dirige, insieme con Maria.




24 maggio 2015 - Pentecoste


I nostri ragazzi ricevono la grazia del perdono, 
celebrando la loro PRIMA CONFESSIONE.